Le Piogge del C?nelant【電子書籍】[ Alessio Niccolai ] - らくサーチ

Le Piogge del C?nelant【電子書籍】[ Alessio Niccolai ]

<p>≪Le Piogge del C?nelant≫ ? il primo libro di una tetralogia di genere fantasy partorita dal genio creativo del M° Alessio Niccolai, musicista-compositore e - a questo punto - anche autore letterario.<br /> Un’oscurit? dilagante e capace di travalicare i confini di un inedito spazio-tempo, si impadronisce dell’immaginario di un mondo - quello appunto del C?nelant - gi? imperiosamente punteggiato della sua connaturata follia.<br /> Attraverso una pangea capace di trasfigurare i luoghi pi? cari all’autore (buona parte della sua Toscana Occidentale, l’intera Occitania francese, di Ladinia, del Cuzco peruviano, di Irlanda, Scozia, Grecia e vari altri luoghi assemblati fra loro come tessere rimescolate di uno strano mosaico) e calarli in un redivivo Medioevo, le vicende di alcuni personaggi si intrecciano fra loro per costituire quelle di consorterie pi? grandi e determinare l’esito complessivo del mondo che rappresenta.<br /> Ed il rapporto fra la storia dei viventi e la loro capacit? di modificarla, di imprimerle un certo corso piuttosto che un altro - magari fatalmente predeterminato - ? al centro di una narrazione equivocamente duale, enigmaticamente protesa a pontificare intorno ai pi? consolidati paradigmi del fantasy, lasciando tuttavia il lettore nel dubbio sulla reale adesione del romanzo ad essi.<br /> Teoria del Caos, sillogismi dell’assurdo, poesia neo-classica, distorsione onirica si stagliano sullo sfondo di un intreccio di vicissitudini - a loro volta tessere di un mosaico pi? grande - che i personaggi avvertono giocate intorno alla contrapposizione fra bene e male, ma che in realt? sembrano nascondere intenzionalmente livelli assai meno sovrannaturali di quanto non lascino intendere.<br /> Un romanzo - come lo stesso autore tiene a sottolineare - concepito per costituire i presupposti spazio-temporali di un ciclo gi? costituito nella sua testa e gi? progettato come tetralogia: una narrazione - potremmo efficacemente dire - storico-geografica, in una singolare scelta stilistica nel delicato compito di indurre il lettore - attraverso la canonica caduta del principio di realt? tipico del genere - a riversare la propria esistenza tra i meandri di questo mondo, omogeneamente distribuito fra la superficie “terrestre”, le sue cavit? endogee ed il suo sovrastante etere.<br /> Vi si mischiano insieme immaginari totalmente eterogenei tra di loro, dalle leggende locali del Sud della Francia all’oltretomba celtico (il leggendario ≪T?r na n?g≫), dall’epica norrena alla mitologia greca, dall’epopea templare alle vicende cataro-albigesi, dalle segrete tradizioni gitane all’irruente quintessenza piratesca seguendo immancabilmente lo schema dell’allegoria - in particolare toponomastica -, fino alla battaglia finale (non l’≪Armageddon≫ della costituenda saga, prevedibilmente collocabile nei paraggi della citt? che l’autore rappresenta come la sua Pisa) ordita, manco a dirlo, presso la fedelissima trasfigurazione di Carcassonne, localit? crocevia fra cultori del fantasy, appassionati di storia, irredenti occultisti, ricercatori insaziabili e inguaribili appassionati di mistero.<br /> La fitta trama di “regole di ingaggio” nascosta tra le righe della narrazione, ha indotto l’autore a sperimentare con successo un intrigante e avvincente gioco di ruolo estemporaneo, basato proprio sulla saga del C?nelant.<br /> La personalit? letteraria del romanzo, che tradisce sicuramente la lettura di tanti capisaldi del genere fantasy - da J.R.R. Tolkien a H.P. Lovecraft, da G.R.R. Martin a T. Brooks - non si risparmia neanche orientamenti e suggestioni come quelle del Nome della Rosa di U. Eco, lo zelo investigativo di Sherlock Holmes di A.C. Doyle, l’ammirazione per le variopinte tradizioni gitane, nativo-americane e tuareg, un’impenitente omogeneit? con le vicissitudini di Dylan Dog di T. Sclavi e una passione viscerale per la parabola freudiana.<br /> Una struttura dialogica onnipresente rende la lettura discretamente affine ad un’esperienza cinematografica, forte delle non rare puntate dell’autore verso una sensorialit? estrema - figlia evidentemente del suo immaginario creativo-musicale - e di intricate alchimie simbolistiche applicate ad un immaginario piuttosto sanguigno, carnale e minuzioso nella ricostruzione storica, nelle occasioni abbia ritenuto di dover soggiacere pi? fedelmente alle regole di questa piuttosto che a quelle della fantasia.<br /> Un fantasy - nel suo complesso - epico che gi? all’esordio della saga cui intende dare origine si presenta non immune dalle contaminazioni del giallo, del gotico, del noir e dell’erotico - non di rado - esplicito, costruito con una forte propensione e vocazione letteraria - manifesta in particolare nell’invocazione dei sortilegi attraverso una lirica in metrica classica e rima baciata - cui vanno ad assommarsi una certa teatralit? complessiva ed una spasmodica ricerca semiotica, perpetrata mediante l’uso nel discorso diretto di alcune espressioni del latino maccheronico o dell’italiano pi? arcaico, e raccogliendo qualche modesta eredit? dalla fantascienza oltrech? una certa consequenzialit? dai generi diletti a E.A. Poe, a E.T.A. Hoffmann, ad A. Boito ed un’influenza notevole dai cicli arturiani.<br /> Incisiva anche l’ispirazione musicale sul complesso narrativo: se da una parte l’autore si lascia andare all’uso di qualche espressione tipica del canzoniere di F. De Andr?, dall’altra - in maniera decisamente meno evidente se non all’occhio del critico e/o dell’esperto musicale - i costrutti simbolici e/o linguistici sembrano trasudare a fasi alterne l’assordante enigmaticit? di G. Puccini in Turandot, la prorompente e rivoluzionaria polifonia vocale di L.V. Beethoven nella IX Sinfonia “Corale”, la struggente e lisergica schizofrenia dei Genesis in The Knife, la soprannaturale solennit? di R. Wagner in Tannh?user, la drappeggiante e misurata marzialit? di E. Elgar in Pomp and Circumstances, l’incantata ed evocativa malinconia di E. Morricone in Once upon a time in the West, la colta, raffinata e irriverente sofistica di F. Battiato in Temporary Road, la virale e angosciante inquietudine dei Goblin in Profondo Rosso, il ruvido e straripante virtuosismo degli E.L.P. in Tarkus, la fluttuante ed irresistibile sensualit? dei Pink Floyd in High Hopes.<br /> Come nella migliore tradizione fantasy, il primo tomo dedicato alle vicissitudini del C?nelant non si fa mancare un suo bestiario - composto da enormi lupi incantati, da grandi orsi-custodi, da venefici urobori, da curiose civette, da imponenti semi-demoni ipogei e leggendari giganti, oltrech? da strane creature mutanti e particolarmente nefaste, e da bonarie variet? equine volanti - ed un paio di peculiari declinazione di pestilenziali degenerazioni umane, avvinte da pessime virt? sortileghe, a met? fra i non-morti sfuggiti al Necronomicon di H.P. Lovecraft e i non-vivi alla stregua del Dracula di B. Stoker.<br /> Oggetti magici - o ritenuti tali - consegnati al presente della narrazione da un’antichit? primordiale armoniosa e dimenticata, una misteriosa mappa - un oggetto quasi vivo - che parrebbe voler travalicare i limiti del romanzo stesso proiettandosi nei suoi presunti sequel, premonizioni oniriche pendenti sui destini di un’umanit? perennemente esposta ad una fragilit? parto della sua stessa follia, profezie ambigue e non esaustivamente decifrabili lasciate in dote da un passato tanto remoto quanto contiguo per causalit?, un incedere del tempo piuttosto capriccioso.<br /> A governare gli eventi la nascente ?lite di un poderoso sodalizio clandestino votato alla salvezza del mondo e contrapposto - secondo uno schema apparentemente manicheo - alla sua letale antitesi e - finalmente - da un misterioso ed ambiguo personaggio che l’autore ha preteso affine - per certi versi - al Druido di Shannara di T. Brooks, per altri al pi? meticoloso e pseudo-razionale “indagatore dell’incubo” che T. Sclavi abbia regalato ai suoi lettori italici, per altri ancora a “Gandalf, il Bianco”, nume tutelare della “Terra di Mezzo” di J.R.R. Tolkien: uno strano condottiero dalle grandissime doti intellettive, dalla conoscenza pressoch? infinita, dalla ragione inoppugnabile e dalla capacit? di governare gli eventi, pronto ad illuminare i suoi pari con straordinarie perle di saggezza e/o a guidarli attraverso le imprese pi? disperate e incerte; un uomo che, avendo avuto il privilegio di incrociare Zenone di Elea si sarebbe spinto finanche a cercarne e trovarne soluzione per i celeberrimi paradossi, ma destinato a dover concedere l’ultima parola all’ironia della sorte.<br /> Un imperdibile romanzo per un pubblico dai 15 anni agli 80.</p>画面が切り替わりますので、しばらくお待ち下さい。 ※ご購入は、楽天kobo商品ページからお願いします。※切り替わらない場合は、こちら をクリックして下さい。 ※このページからは注文できません。

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